prima volta in vita sua che il denaro, il potere e la paura potrebbero non essere sufficienti per riavere indietro qualcuno.
Lorenzo rimase come paralizzato nel suo studio privato, mentre il pesante ticchettio dell’orologio a pendolo rimbombava beffardo contro le pareti in mogano. La consapevolezza di ciò che aveva fatto tormentava spietatamente il suo autocontrollo d’acciaio.
All’esterno, la pioggia incessante continuava a battere contro i vetri blindati della tenuta. Matteo gli stava accanto, stringendo le cartelline dei beni congelati, mentre il peso brutale dell’imminente crollo societario schiacciava la stanza.
Nel