Quando il spietato erede del sindacato della Costa Orientale, Lorenzo Falcone, privò crudelmente della vita la sua devota e segretamente brillante moglie Vivian durante una tempestosa notte nella valle dell’Hudson, pronunciando cinque parole strazianti che portarono a un totale disastro, al crollo del federalismo, a tradimenti interni e a una spaventosa guerra con la famiglia Moretti, non si sarebbe mai aspettato che la silenziosa donna, svanita nella pioggia, sarebbe risorta dalle ceneri come sovrana architetta di un nuovo impero sotterraneo, lasciandolo solo con il gusto amaro della rovina totale, una solitudine inesorabile e un eterno, perenne rimpianto, arrivato decisamente troppo tardi per sperare in una qualsiasi forma di totale redenzione e salvezza.

Atlantico. Sorseggiava un caffè nero e caldo senza un minimo di esitazione.

I vecchi sostenitori di suo padre avevano messo in sicurezza il perimetro qualche ora prima. Rispettavano Vivian non come una fragile moglie-trofeo, ma come la brillante stratega che aveva gestito i conti esteri della famiglia prima di quel matrimonio forzato.

Aprì un elegante laptop sul tavolo in marmo della sala da pranzo ed esaminò i fogli di calcolo crittografati in cui era dettagliato ogni singolo bene di Lorenzo. Ogni ingresso secondario, ogni conto cifrato e ogni politico compromesso